Le lettere per capire l’Opus Dei

di Giancarlo Polenghi   La prima impressione è di leggere qualcosa di innovativo e rivoluzionario che, senza tagliare con la tradizione cattolica più autentica, presenta un cammino spirituale, quello dell’Opus Dei, in modo semplice e profondo, deciso ed esigente ma al contempo pieno di comprensione e di calore per le persone e le loro fragilità. […]

1-3 Maggio 2020. Corso di ritiro in streaming

ISCRIZIONI TERMINATE IN DATA 27/04/2020

 

La condizione contingente ha stimolato tutti a trovare soluzioni alternative agli incontri abituali di formazione e di preghiera.

In quest’ottica ci accingiamo a proporre alcuni giorni di ritiro spirituale di più giorni confidando sul fatto che non ci sono situazioni nelle quali un figlio di Dio non possa elevare il proprio cuore e la mente a Dio, sia quando si trova in mezzo al traffico che in cima ad una montagna in perfetta solitudine e silenzio.

Di seguito il programma della giornate. Si invita ad assistere alla S. Messa celebrata da papa Francesco alle 7.00 oppure in un altro momento della giornata tra le tante che vengono trasmesse. Il rosario si potrà recitarlo in qualche altro momento della giornata, magari insieme alla  famiglia. La visita al S. Sacramento, se possibile, andando a visitare la chiesa più vicina, altrimenti rivolgendo lo sguardo al tabernacolo eucaristico più vicino.

Per prenotarti occorre mandare un messaggio email all’indirizzo direzione(at)abccademiadeiponti.mom entro il 27 aprile.

 

Questo è il link da utilizzare per il collegamento: https://wp.me/p9Jgxc-1em

 

PROGRAMMA: 
Venerdì 1 maggio:
9.00 conversazione introduttiva
9.30 I meditazione
11.00 conversazione
12.30 II meditazione
15.30 esame di coscienza
17.00 III meditazione
19.00 IV meditazione

 

Sabato 2 maggio
9.00 conversazione introduttiva
9.30 I meditazione
11.00 conversazione
12.30 II meditazione
15.30 esame di coscienza
17.00 III meditazione
19.00 IV meditazione

 

Domenica 3 maggio
10.00 I meditazione
11.00 esame di coscienza
12.00 conversazione
12.30 termine del ritiro
La partecipazione al corso di ritiro è gratuita.
A chi può, proponiamo di offrire un contributo economico per sostenere la gestione della case di ritiro (Urio, Castellania, ecc.), ormai chiuse da due mesi e ancora per vario tempo, le quali subiranno un deficit economico sostanzioso in questo 2020. 
Per farlo è possibile effettuare un bonifico a:
INN- FORMAZIONE SRL SB
BANCA POPOLARE DI SONDRIO
IBAN IT59C0569610900000008885X88
BIC POSOIT22

Triduo in preparazione alla Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

La cura dell’anima, ovvero non confondere mezzi e fini

(di Giancarlo Polenghi)

 

Ventisette pagine che si leggono in meno di un’ora. Sono la trascrizione rivisitata di una conferenza presso l’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa (Bologna) di Pierangelo Sequeri, famoso teologo, già preside della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e oggi direttore dell’Istituto sulla famiglia Giovanni Paolo II.

Il ragionamento parte dalla constatazione che “l’anima è diventata fragile, perché siamo smarriti nei confronti di qualcosa che fino a ieri andava da sé, viveva con noi nei percorsi … della relazione umana e ciascuno la coltivava nei modi che gli sembravano più opportuni”.

Il malessere dell’anima, secondo l’autore, diventa più intenso per chi è giovane (specialmente gli adolescenti) e per gli anziani, categorie deboli perché entrambe viste dal pensiero contemporaneo in maniera riduttiva rispetto alla loro natura. Agli adolescenti non si insegna più a crescere come persone, ma li si addestra ad espletare compiti, all’efficienza, e la senilità è inchiodata alla sopravvivenza, senza una consapevolezza e apertura sul congedo e la morte. I due luoghi un tempo della felicità, infanzia e vecchiaia, si sono trasformati in spazi malsani e scomodi. Ciò è avvenuto perché il fine dell’esistenza è sempre più l’autorealizzazione individuale e individualistica (i bambini e gli anziani, d’altronde, hanno massimamente bisogno degli altri).

L’errore, secondo Sequeri, è una duplice inversione tra mezzi e fini. La libertà come fine è distruttiva dell’umanità, perché ci condanna all’isolamento (mancanza di legami e relazioni, incapacità a decidere), mentre è essenziale poterla vivere come mezzo per qualcosaltro di bello e grande. In modo speculare, la pro-affezione (ossia ciò di cui l’anima vive come le relazioni, le soddisfazioni) deve riconquistare il ruolo di fine e non quello di mezzo. Il lavoro, per esempio, è una pro-affezione se vissuta come fine ossia se si persegue il piacere di fare qualcosa bene per sé stessa e per il bene che fa agli altri, e non come un semplice mezzo per ottenere del denaro o del prestigio. E le relazioni vere non devono essere strumentali, perché altrimenti si opacizzano. In altri termini ci sono ambiti di cui “godere gratuitamente e di cui essere fieri ed entusiasti al di là del puro vantaggio utilitaristico” e questi sono i fini che non tradiscono e danno la felicità. Per altro, si potrebbe aggiungere, citando uno studio di Joseph Piper (Otium e culto, Cantagalli), che anche il lavoro, che in definitiva è più un mezzo che un fine, dovrebbe essere orientato all’otium del latini, ossia alla contemplazione, all’apprendimento e alla conoscenza, all’arte e allo svago, alla gratuità molto più che alla produzione e all’efficienza monetizzabile.

Pierangelo Sequeri

La cura dell’anima

Asmepa Edizioni 2012

Documento CEC – “maschio e femmina li creò”

Documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica (CEC), «per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione» – 1o giugno 2019