Ad Arezzo in ricordo di San Josemaria
/in Attività Spirituali, News /da AccademiaIl prossimo 4 Gennaio 2019 ad Arezzo presso la Badia delle sante Flora e Lucilla si farà memoria del primo passaggio nella città di san Josemaría Escrivà e del beato Alvaro del Portillo nel lontano 1948 per una breve sosta di riposo durante un viaggio in automobile che da Loreto doveva portarli a Firenze.
A tale consuetudine, ormai in atto da alcuni anni, é stato dato il nome di “MERENDA CON SAN JOSEMARÌA 2019“.
Il programma dell’incontro prevede:
Ore 17:30 s. Rosario presso chiesa della Badia
Ore 18:00 s. Messa celebrata da don Vezio Soldani
Ore 19:30 ritrovo ai Bastioni di Santo Spirito
Ore 20:00 cena
Chi volesse partecipare o invitare qualche amico puó scrivere a direzione@abccademiadeiponti.mom
Geopolitica delle crisi e cooperazione universitaria alla pace. Firenze, 28.11.2018
/in Incontri, News /da AccademiaGli amici dell’Associazione AESI (Associazione Europea di Studi Internazionali) organizza per il prossimo 28 Novembre 2018 l’incontro dal titolo:
GEOPOLITICA DELLE CRISI E COOPERAZIONE UNIVERSITARIA ALLA PACE: VERSO UNA NUOVA POLITICA ESTERA DELL’UNIONE EUROPEA
presso il POLO DELLE SCIENZE SOCIALI – AULA D15 004 (Aula delle Tesi) – Via delle Pandette, 32 ore 14.30
Per informazioni, scaricare il programma (CLICCA qui).
Persona vs Individuo
/in Attività Spirituali, Libri /da Accademia(di Giancarlo Polenghi)
Il libro è l’ultimo di una serie di undici volumi che illustrano aspetti chiave del magistero di papa Francesco. Rupnik, noto come artista oltre che come teologo, offre in questo testo una visione sintetica dei nodi che la contemporaneità pone di fronte a noi: la frammentazione e l’individualismo, e propone per scioglierli di ritornare alle origini, ossia di fare propria la lezione dei padri della Chiesa nei primi secoli cristiani, dando spazio allo Spirito Santo e alla relazione filiale con Dio.
Di grande importanza la sua distinzione tra individuo (l’io visto in sé stesso), e la persona (l’io in relazione), che si definisce a partire dall’Altro, come fa Gesù che parla e agisce per mostrare il Padre. “Chi vede me, vede il Padre”, “io sono in voi, e voi siete in me”, dice il Signore. La relazione, a partire dalla Trinità, ci permette di capire chi siano e dove andiamo. È il dinamismo dello Spirito che ci trasforma. La relazione personale ha una dimensione verticale e orizzontale insieme, perché la comunione con Cristo e quella con la Chiesa, con i fratelli, è la stessa cosa (o se preferite sono le due facce della stessa medaglia). Per entrare in questa relazione multistrato –come la definisce Rupnik -, in cui le persone sono una nell’altra (e non contrapposte), c’è bisogno della grazia, ossia di accedere alla vita di Cristo. Ciò che serve è l’accoglienza della grazia, molto più e prima della lotta ascetica individuale, perché la prima ci fa pensare e agire con Dio, la seconda rischia di diventare l’ennesima e pericolosa forma di efficientismo individualista – che ci isola dagli altri -, con le sue derive naturalistiche: il volontarismo (pelagianesimo) e l’intellettualismo (gnosi). Per spiegare il passaggio da individuo a persona l’autore commenta in dettaglio la storia di Abramo, dalla chiamata a uscire dalla sua terra fino alla richiesta del sacrificio di Isacco.
La premessa all’origine del libro è che siamo – come più volte ha affermato papa Francesco – di fronte a un cambiamento d’epoca. Secondo Rupnik è finito il tempo di “pensiero critico” che ha caratterizzato i diversi secoli antecedenti a noi e perciò quello che sembrava utile per annunciare la fede prima, ora non serve più. Siamo di fronte ad un nuovo tempo “organico” (diverso da quello critico), in cui la vita vissuta e la comunione sono l’unica possibile strada, proprio come era accaduto nei primi secoli. La fine di quest’epoca postmoderna è infatti contrassegnata da un estremo individualismo, da una frammentazione diffusa che colpisce anche le comunità cristiane pervase da una mentalità mondana, divisiva, di contrapposizione, a cui sfugge la logica del Padre e la sua misericordia.
I tre capitoli finali, dedicati allo Spirito, alla vita spirituale, e alla vita in Cristo, mettono in luce il ruolo chiave dei sacramenti e della liturgia. Soprattutto in chiave pasquale, di morte in Cristo e di resurrezione.
Questo libro è frutto della riflessione vitale e dell’esperienza dell’autore, oltre che dei suoi studi, come si può facilmente evincere conoscendo l’attività del Centro Aletti (che si autodefinisce “vita e lavoro come Comunione”) e dalla visione di molti interventi e conferenze rintracciabili online (tra i molti, l’intervista di Monica Mondo su Tv2000 nel programma Soul e l’intervento sull’evangelizzazione presso i cappuccini italiani).
Marko Ivan Rupnik. Secondo lo Spirito.
La teologia spirituale in cammino con la Chiesa di papa Francesco.
Libreria Editrice Vaticana, 2017, 192 pagine
Comunione attraverso il conflitto
/in Famiglia, Libri, News /da Accademia(di Giancarlo Polenghi)
Il libro di De Certeau, uscito in francese nel 1968, non ha perso nulla della sua attualità. Anzi, si può dire che da quel momento a oggi i conflitti nella nostra società sono aumentati e una profonda riflessione su di essi si è fatta più urgente.
La tesi dell’autore è che il conflitto è parte essenziale del cristianesimo. C’è sempre conflitto, almeno potenziale, quando si ha a che fare con l’alterità. E Dio, per definizione, è Altro rispetto all’uomo. Cristo ha patito sulla croce perché, pur mite e umile di cuore, non ha evitato di “provocare” i farisei e i dottori della legge. Inoltre nello stesso vangelo si legge che Cristo è venuto a portare la spada, la divisione, anche se il rapporto con Gesù conduce all’unione, all’amore, con Dio e con i fratelli: come Gesù è unito al Padre, così anche voi siete in me, come io sono in voi e tra voi.
Il conflitto e l’unione sono allora, secondo l’autore, due realtà che misteriosamente convivono. Dovremmo riconoscere quindi che la relazione con Dio implica lo sforzo di stare in una dinamica che comprendendo l’Altro, il diverso da noi, l’estraneo, lo straniero, ci espone al conflitto, con Dio, con noi stessi e con gli altri. Dio ci supera e ci sorprende, perché non può stare nei nostri schemi logici e mentali e pertanto l’esperienza spirituale include anche il conflitto, come ben ci racconta la storia di Giacobbe che lotta, corpo a corpo, contro l’angelo di Dio.
Ecco il paradosso della “comunione attraverso il conflitto”, ossia la capacità di saper fare spazio all’Altro anche quando ci porta dove non vorremmo. Soffrire la divisione mentre si cerca, con fede e speranza, la comunione. Patire la croce come cammino necessario per la resurrezione.
“Mai senza l’altro” può diventare allora una sorta di cristiano mantra positivo, da ripetere nei momenti difficili, e nei conflitti più dolorosi.
Accettare il conflitto (tra uomo e donna, tra generazioni, tra fratelli) diventa una parte importante della vita cristiana perché attraverso di esso è possibile entrare in comunione con Dio e con il prossimo. Il segreto è saperlo accettare e vivere, come Cristo insegna, per quello che è. Il problema non è tanto il conflitto vissuto con carità e rispetto quanto l’indifferenza verso l’altro, o la confusione in cui le identità si perdono. Perché ci sia unione vera, e quindi libera, le differenze vanno accolte: ciò implica personalità forti, e allora, come su due solidi piloni, si può costruire un ponte che permette di attraversare il fiume e di superare gli ostacoli. Più una relazione è profonda, più c’è unione, e più c’è solitudine, o se preferiamo consapevolezza dell’incomunicabilità, della differenza. Il desiderio di unione è alimentato (o sfidato) dalla realtà sperimentata dell’incomprensione. Si tratta di accettare un cammino di gioia e dolore insieme.
La morte, afferma de Certau, è l’estrema conseguenza del conflitto. Una conseguenza che il cristiano accetta perché è solo attraverso di essa che si può giungere alla resurrezione. Morire a sé stessi. La qual cosa non si traduce nel cedere sulla verità, sulla giustizia, e soprattutto sulla carità, che contiene sia la verità che la giustizia ad un livello più alto e radicale. Bisogna accettare la morte dell’Ego vissuta fino alla fine, senza cancellare l’Ego, ossia, in definitiva, senza paura della sofferenza e della croce, del patimento. Perché si teme il conflitto? Talvolta per un fastidio formale nei confronti della disarmonia (non sta bene discutere), più frequentemente per paura della sofferenza che da esso nasce (per paura di ferirsi e ferire), o per scongiurare la solitudine e l’abbandono che potrebbero derivare dallo scontro. Ma in molti casi evitare il conflitto vuol dire evitare la relazione vera. Per paura del danno possibile ci si rende indifferenti. I rapporti si trasformano così in qualcosa di falso, di circostanziale, senza essere più capaci di guardarsi negli occhi. E se ci si guarda, si recita una parte, malamente, per il breve tempo delle interazioni non evitabili.
Il paradosso è quindi che per essere operatori di pace bisogna essere disposti a patire e ad esercitare violenza. Essere diversi, non uniformi, è cristiano. Perché il cristiano è sale e lievito destinato alla massa. Per definizione il cristiano realizza la sua missione nel rapporto con il diverso da sé, ma senza perdere il suo sapore, altrimenti non servirebbe a nulla. Così è cristiano cercare l’altro, sempre. Senza stancarsi. Perché senza l’altro non c’è Cristo. Questo significa, tra l’altro che una Chiesa che si rinchiudesse in sé stessa, non sarebbe la Chiesa di Cristo. Essere in uscita come Chiesa implica sia un dentro che un fuori, dove i due luoghi hanno senso proprio nella loro relazione reciproca. E così siamo passati dall’alterità di Dio all’alterità del fratello. E anche qui le relazioni sono biunivoche e necessarie.
Il Padre è diverso dal Figlio, eppure sono uniti, e la loro unione è lo Spirito dell’uno e dell’altro, il Paraclito, che Gesù ha inviato e che non ci abbandona mai. È sempre la Trinità il modello della vita cristiana. Non si tratta allora solo di lotta interiore, con se stessi, che pure è essenziale: c’è anche la differenza – la lotta – anche con il fratello, con la moglie, con il figlio, con l’amico, con il collega, che ha senso e dà senso. Una lotta piena di carità e rispetto, senza giudicare l’altro, ma senza sconti e facili mediazioni. Vivere in questo modo aiuta a crescere poiché stimola l’umiltà e la pazienza, consapevoli che la libertà è la base della relazione e che la verità tutta intera la possiede solo Dio. Noi non siamo Dio, ma cercando Dio, incontriamo il conflitto, che ci aiuta a trovarLo, e con il discernimento, cambiando o resistendo, continuiamo a cercare, sostenuti dalla Spirito.
Il conflitto va allora compreso, senza paura, specialmente all’interno della Chiesa, dove – come dice la lettera agli Ebrei nel capitolo 11 – bisogna saper coniugare la parresia (la franchezza) con l’hupomone (la capacità di essere pazienti e sottomessi).
In un tempo come il nostro, di individualismo esasperato e di frammentazione, è necessario trovare la saggezza divina per saper convertire in unione anche ciò che parrebbe solo divisione. Come è possibile fare ciò? Dal punto di vista puramente umano il paradosso è insuperabile, ma con la grazia di Dio tutto è possibile, anche trasformare il male in bene. I sacramenti, portandoci la vita di Cristo e lo Spirito Santo, costruiscono la Chiesa e la comunione, senza toglierci la sofferenza e la differenza nel conflitto. E con comunione e conflitto insieme si edificano allora le famiglie, i luoghi di lavoro e di vita quotidiana, che manifestano lo splendore della gloria di Dio.
Questo piccolo libro di Michael de Certau (autore anche di “Lo straniero o l’unione nella differenza”) penso sia utile a tutti coloro, e sono tanti, soffrono il conflitto. Perché capire che esso ha un senso e un significato, e ancor più, che è perfino una manifestazione della volontà di Dio e della strada che a Lui conduce, può essere un’epifania sorprendente.
Michel de Certeau. Mai senza l’altro.
Edizioni Qiqajon, 1993. 176 p.
Come studiare presto e bene? Metodologia dello studio!
/in Famiglia, Incontri, News /da AccademiaAccademia dei ponti ospita il
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Gli affetti. Dare senso ai legami familiari e sociali
/in Famiglia, Libri, News /da Accademia(di Giancarlo Polenghi)
Il libro di Raffaella Iafrate e di Anna Bertoni è una piccola perla nel panorama delle pubblicazioni a sostegno della famiglia e della sua riflessività di fronte alle sfide odierne. Il saggio nasce da un’attività di ricerca e di docenza più che decennale all’interno dell’Università Cattolica di Milano. Le cattedre di psicologia e di sociologia, facendo proprio un approccio teorico originale e fecondo che ha origine nel pensiero del sociologo Pierpaolo Donati, hanno sviluppato corsi di enrichment familiari, ossia di promozione e potenziamento delle famiglie in chiave sia di prevenzione che di sviluppo e il volume nasce proprio da questi corsi.
L’idea di base è che la famiglia, seppure oggi in particolare difficoltà, come ben sappiamo sia dagli studi che dalle esperienze personali, abbia in realtà al proprio interno le risorse per rinnovarsi e per uscire rafforzata dalle prove che deve affrontare. Ciò che serve principalmente è una riflessività di coppia e di famiglia che può essere stimolata nel dialogo con altre famiglie, una riflessività che tematizzi sia le nuove condizioni nelle quali si vive, sia il percorso di vita tipico di una famiglia, con le sfide specifiche di ciascuna fase.
Il volume si articola in tre capitoli. Nel primo si prendono in esame le parole chiave dell’educazione degli affetti (emozione e affetto, norma e responsabilità, fiducia e speranza, gli spazi e i tempi, le relazioni generative e quelle degenerative), nel secondo le parole chiave in azione nelle relazioni (quelle della coppia e quelle dell’educazione, sia a livello generatoriale che fraterno), per concludere, nel terzo capitolo, si presentano le medotologie per educare all’affettività. Un libro sugli affetti familiari potrebbe sembrare marginale rispetto alle sfide odierne, ma in realtà dietro la parola affetti si coglie il nocciolo delle relazioni famigliari con tutta la loro potenza generativa ma anche potenzialmente distruttiva. Gli affetti familiari sono la base dell’identità personale, la forza e la debolezza insieme dei singoli e dei gruppi come tali. Una maggiore competenza sulle relazioni permette di individuare strategie che promuovano la creazioni di beni relazionali e minimizzino quella dei mali relazionali.
La lettura è utile sia per coloro che hanno già partecipato ai corsi di enrichment familiare promossi dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, che per coloro che vogliano saperne di più in vista di una eventuale partecipazione o anche per meglio conoscere l’approccio originale messo a punto da questa scuola di pensiero (Pierpaolo Donati, Giovanna Rossi, Eugenia Scabini, Raffaella Iafrate).
Raffaella Iafrate, Anna Bertoni.
Gli affetti. Dare senso ai legami familiari e sociali
Editrice La Scuola, 2010. 160 pag. 9 Euro.
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